Perdonatemi se mi lascio andare, per una volta, ad un messaggio poco incline al cazzeggio. 
Approfitto della presenza di Unforgettablefire85, amante di Walk to the Water, per chiederle un parere sul testo.
Ovviamente, sottinteso, è gradita la partecipazione di chiunque voglia dire la sua.
Il brano mi ha sempre trasmesso, sin da quando profusi il primo sforzo “esegetico”, l’idea di una lacerante invocazione d’amore. In taluni passaggi – vedi il ritornello – così struggente da assurgere quasi al rango di supplica.
Il testo sembra dipanarsi su un tessuto semantico ben definito: un uomo perdutamente innamorato di una donna, nell’alveo di un rapporto che, tuttavia, è ancora allo stato embrionale. Lei pare, se non ritrosa, sicuramente traccheggiante, benché dalle liriche si evinca che non sia affatto immune alla fascinazione esercitata dal suo trasognante corteggiatore.
Come sono giunto a tali riflessioni?
Be’, in primo luogo colpisce la descrizione minuziosa che l’uomo traccia dell’amata, intrisa di dettagli che tracimano in un esondante ed adamantino profluvio di sentimenti: “She wore canvas shoes, white canvas shoes”, “Around her neck she wore a silver necklace”; “Your lips of cherry red; Your hair was coloured gold, and like a field of corn You were blown by the wind”.
Da notare, inoltre, che le liriche disvelano la tipica condotta, ingenuamente millantatrice, che si suole tenere quando, al fine di far colpo, si tendono ad ingigantire virtù e qualità (“He said he was an artist, but he really painted billboards”) agli occhi altrui.
Lei si appalesa con un fare più rigido (vedi la laconica risposta “It was given to me by my father", "That was given to me.").
Ciò si arguisce anche da una dicotomia descrittiva, a mio modo di vedere, assai incisiva: “Your legs were crossed, your arms wide open". Le gambe accavallate a fare da contrappunto alle braccia spalancate che, secondo la cinesica (un ramo della semiotica), veicolano un messaggio di “chiusura” o, meglio, di autoprotezione.
Che il corteggiamento possa dare i propri frutti, si intuisce da un passaggio che rivela, malgrado l’atteggiamento apparentemente nicchiante di lei, un interesse concreto per l’uomo: “He was telling jokes, nobody else would listen to him.”.
Lui se ne avvede. Così come, parimenti, è pienamente consapevole della perdurante e diuturna vacuità della propria vita, che potrà diventare onusta di significato solo nel momento in cui la donna entrerà a farne parte. Eloquente, in tal senso, la metafora della valigia, traboccante di cose futili e voluttuarie: “A man with a suitcase full of things he doesn't need.”
Nulla ha senso senza di lei.
Parecchi anni più tardi, Bono rispolvererà il concetto: “Love is the only baggage you can't leave behind” (Walk On).
Aggiungo che, anche sotto il profilo musicale, ad onta della tematica trattata, il brano non si snoda su una cavalcata melodica melliflua e rassicurante. Tutt’altro. Le note sembrano avviluppate da dubbi e inquietudine. Dalla malinconia dell’imperscrutabile, insomma.
Non resta altro da fare, al nostro corteggiatore, che prodigarsi ed implorare, sdilinquendosi in parole d’amore, pregne di pathos, indirizzate alla donna dei suoi sogni.
Conscio che, in una maniera o nell’altra, un futuro luminoso, insieme, li attende…
Walk, walk, walk
To the water.
Walk with me
In the light.
Walk with me awhile.
… a patto che lei gli permetta di estrinsecare uno sentimento, sì purissimo, ma ancora confinato allo stato emozionale.
I'm on the outside let me in
Let me love you
Let me love you
Per me un autentico capolavoro!