Col passare del tempo, le impressioni si affinano e il quadro si fa più chiaro.
Nel caso di Invisible si notano di più i pregi (riassunti nello slogan "il singolo che si attendeva dai tempi di Beautiful Day"), ma anche il lavoro pregevole sul suono che evoca sia la new wave anni 80, sia l'indie post 2000. Il brano funziona ascoltandolo, non c'è che dire, al di là dei gusti. E poi ricordo a chi (me compreso) lo definisce troppo easy per essere degli U2, cosa significa, oramai per loro, sperimentare! Quindi, come ho detto negli ultimi mesi, meglio del buon pop leggero ma fatto bene, che polpettoni indigesti che rimangono sullo stomaco per giorni (pur dandoti l'impressione di assaporare quel nonsoché di ammaliante).
Detto questo, così come zooman, dopo il primo passo fondamentale (we are back), nell'album (che conterrà sicuramente una versione più completa del brano, questa è palesemente troncata alla fine) aspetto il passo artistico successivo, ovvero la REinterpretazione del mainstream, con l'autorevolezza che ci si aspetta dagli U2.
In pratica, ora gli U2 hanno ritrovato un inno per dirsi ancora "centrali" nel gioco, si dovrà vedere, però, se davvero hanno ancora qualcosa da dire nel panorama musicale attuale che non sia il semplice ci siamo ancora..