Ma poi, tornando agli U2, leggiamole le schede... Ecco come introduce The Joshua Tree
"Joshua Tree (Island, 1987) indulge nella depressione apocalittica, e il loro vittimismo di maniera produce lamenti gospel come I Still Haven't Found"
Cioè... depressione apocalittica? Maddechè! Il disco parla di morte, è vero, ma non scevro dalla speranza, dai grandi orizzonti. Dico: l'ha sentita Where the streets have no name? Quindi che dice?
Poi vittimismo di maniera, lamento gospel...
Boh! A me paiono considerazioni buttate un po' a caso!
Ieri notte non riuscivo a prendere sonno e ragionavo un po' su questa discussione e sulle parole di Scaruffi.
Devo dire che, nonostante lui ecceda in termini un po' ridondanti ed anche gratuiti quali "vittimismo di maniera" (quello arriverà, ma molto dopo), di certo non mi sento di dargli torto quando parla di “depressione apocalittica”.
The Joshua Tree è un disco fondamentalmente cupo e pessimista, che restituisce un quadro della società e del mondo della seconda metà degli anni 80 tutt’altro che positivo ed ottimistico.
Basta scorrere la tracklist per rendersene conto.
I Still Haven’t Found è effettivamente un gospel che parla di una ricerca, infruttuosa, di qualcosa di ultraterreno (la fede) che dia un senso alla propria esistenza (da qui il termine "lamento", non da intendere in senso dispregiativo), With Or Without You è una classica canzone d’amore, ma si tratta di un amore tormentato, che fa soffrire, che “fa attendere in un letto di chiodi” e che dà al protagonista l’amara consapevolezza che con o senza l’oggetto dei proprio desiderio non potrà comunque vivere.
Bullet è forse una delle canzoni più dure degli U2 contro la guerra, figlia delle esperienze di Bono in Centroamerica, con chitarre che evocano sirene antiaeree, riferimenti biblici (Giacobbe e l’Angelo), immagini davvero apocalittiche (le croci che bruciano) ed un senso di disperazione lancinante.
In Running riemerge drammaticamente il tema della droga, già affrontato in Wire e Bad, anche qui non mancano i riferimenti biblici (le sette torri) ed il verso finale esprime tutta l’impotenza di fronte ad un destino ineluttabile.
E se Red Hill Mining Town descrive mirabilmente lo sciopero dei minatori inglesi, represso duramente dal governo thatcheriano, Exit e One Tree Hill rappresentano altre due pagine buie, in particolare la seconda, un’elegia funebre delicata e commovente.
Il disco si chiude con Mothers Of The Disappeared, che denuncia il regime violento e sanguinario del Cile, ma quasi con una sorta di rassegnazione, senza il furore degli U2 di War o di un brano coevo quale They Dance Alone di Sting, che non solo denunciava, ma vomitava rabbia e disprezzo addosso al regime di Pinochet.
Gli unici brani in controtendenza sono Trip Through Your Wires (in cui comunque riemerge la dicotomia Angelo/Diavolo, come già in I Still Haven’t Found), In God’s Country e, ovviamente, Streets, nel disco posta curiosamente in apertura, mentre nei concerti post-JT Tour collocata strategicamente all’inizio dei bis, momento catartico dello show, quasi a rappresentare la luce che spazza via le tenebre.
Ma di certo il mood del disco è, a mio modo di vedere, se non depresso quantomeno cupo e le immagini apocalittiche non mancano di certo.
Tutto questo per dare a Scaruffone quel che si merita (io cmq al disco, anche se non lo considero un capolavoro, in un post di qualche tempo fa diedi 8,5/10, mica 7)
Messaggio modificato da kukkumaruz il 28 March 2022 - 07:34 PM