A mani basse
Secondo me ce ne sono un paio peggiori


U2PLACE is Bigger Than Anything in its way
Inviato 13 January 2021 - 11:46 AM
A mani basse
Secondo me ce ne sono un paio peggiori


Inviato 13 January 2021 - 12:10 PM
Inviato 13 January 2021 - 12:33 PM
Inviato 13 January 2021 - 12:37 PM
Prima che cali definitivamente il sipario, agganciandomi allo splendido post di Unforgettable, torno un’ultima volta sulla sfida finale.
Non mi stupisce il trionfo di Where the Streets Have No Name, mi sorprende invece il consenso soverchiante rispetto a Sunday bloody Sunday.
Non ho votato ma, se lo avessi fatto, avrei scelto quest’ultima.
Intendiamoci, a scanso di equivoci: siamo al cospetto di due indiscussi capolavori della discografia della band.
Where the Streets Have No Name è una cavalcata monumentale, icasticizzata, nelle esibizioni live, da uno scenario rutilante che farebbe palpitare il cuore persino al più disamorato dei fan.
Anche le liriche sono rimarchevoli, con Bono che prova ad abbattere alcuni muri interiori, eretti nel corso della sua crescita come uomo e artista, cercando il significato sorgivo della vita là dove le strade non hanno nome.
Potrebbe essere l’Etiopia, o l’Irlanda del Nord o, sussumendo, qualsiasi altro luogo in cui l’esistenza di un individuo scaturisce da una pugnace lotta per l’esistenza stessa.
Da un agone quotidiano, insomma.
Potrebbe, infine, trattarsi semplicemente di un luogo immaginifico, magari spirituale, intriso però di quegli indefettibili valori che Bono professa da sempre: una meta “elevata”, senza discriminazioni, senza barriere, senza odio, senza sperequazioni, senza l’incombente mannaia del pregiudizio. Un luogo in cui si approda dopo aver mondato le cose da ogni superfetazione, raggiungendo il nucleo. Un percorso lungo e tortuoso (“We're still building, then burning down love”), al quale l’uomo conformerà il proprio stato d’animo, come accade nell’antitesi iniziale: “I want to run, I want to hide”.
Lungi da me, dunque, discutere la grandezza di Where the Streets Have No Name.
Personalmente, tuttavia, la giudico un manifesto degli U2 già consacrati al rango di rockstar (benché, formalmente, ciò avverrà solo dopo la pubblicazione dell’album in cui è contenuta): la rabbia degli esordi e le avvampanti lingue di “fuoco indimenticabile” sono, ovviamente, presenti, ma a mio avviso risultano un po’ calmierate dalla maturità e dalla consapevolezza raggiunte dal gruppo.
Sunday bloody Sunday è il pezzo che insieme a Bad incarna l'essenza primigenia della band. In essa è proprio insufflato lo pneuma uduico, declinato all’ennesima potenza: ardore e furore scanditi da una rullata militaresca.
Attributi resi ancora più vividi in alcuni memorabili concerti.
Penso alla severa reprimenda immortalata in Rattle and Hum.
Oppure alla bandiera bianca, spesso issata sul palco e sventolata con fierezza.
O all’istanza di pace racchiusa nel “no more”: la migliore risposta possibile alla lunghissima scia di sangue impressa sull’asfalto dall’odio e dalla violenza fratricida.
O, per finire, penso al prologo di Belfast, nel dicembre 1982, quando Bono disse qualcosa tipo: “It’s called Sunday Bloody Sunday, it’s about us, Irish people. But if you don’t like it, we’ll never play it again.”
Ecco.
Se Where the Streets Have No Name dice tanto sulla grandezza degli U2, Sunday bloody Sunday dice tutto su chi sono gli U2.
Per me, naturalmente.
Inviato 13 January 2021 - 01:09 PM
Bianco/grigio, capello corto, occhio azzurro... CiaoneUltima volta che bono stava bene con i capelli lunghi: 1989
Ultima volta che bono stava bene con i capelli corti: 2002
Ultima volta che bono stava bene rapato: 2011
Ecco dal 2011 avrebbe dovuto tenere il taglio POP style. Tutto quello che è venuto dopo (parlo di capelli eh???) é imbarazzante
Inviato 13 January 2021 - 01:17 PM
A 18 anni li ebbi identici, dopo un incosciente autotrattamento con acqua ossigenata.E' uno dei colori più brutti che abbia visto in vita mia, in generale, al di là del fatto che sia una tinta per capelli.
E' un colore che imbruttirebbe anche una staccionata.
Inviato 13 January 2021 - 02:19 PM
A 18 anni li ebbi identici, dopo un incosciente autotrattamento con acqua ossigenata.
Forse solo un filino più stopposi
a 18 anni appunto
bono ne aveva 55 quando si conciava cosi...
Inviato 13 January 2021 - 03:16 PM
A 18 anni li ebbi identici, dopo un incosciente autotrattamento con acqua ossigenata.
Forse solo un filino più stopposi
Mi viene in mente il recente video appena uscito remastered di A celebration ![]()
A 18 anni è lecito tutto ![]()
Inviato 13 January 2021 - 03:18 PM
Anche le liriche sono rimarchevoli, con Bono che prova ad abbattere alcuni muri interiori, eretti nel corso della sua crescita come uomo e artista, cercando il significato sorgivo della vita là dove le strade non hanno nome.
Potrebbe essere l’Etiopia, o l’Irlanda del Nord o, sussumendo, qualsiasi altro luogo in cui l’esistenza di un individuo scaturisce da una pugnace lotta per l’esistenza stessa.
Da un agone quotidiano, insomma.
Potrebbe, infine, trattarsi semplicemente di un luogo immaginifico, magari spirituale, intriso però di quegli indefettibili valori che Bono professa da sempre: una meta “elevata”, senza discriminazioni, senza barriere, senza odio, senza sperequazioni, senza l’incombente mannaia del pregiudizio. Un luogo in cui si approda dopo aver mondato le cose da ogni superfetazione, raggiungendo il nucleo. Un percorso lungo e tortuoso (“We're still building, then burning down love”), al quale l’uomo conformerà il proprio stato d’animo, come accade nell’antitesi iniziale: “I want to run, I want to hide”.
Inviato 13 January 2021 - 03:23 PM
Molto bella questa tua chiusura.Se Where the Streets Have No Name dice tanto sulla grandezza degli U2, Sunday bloody Sunday dice tutto su chi sono gli U2.
Per me, naturalmente.
Inviato 13 January 2021 - 03:59 PM
Prima che cali definitivamente il sipario, agganciandomi allo splendido post di Unforgettable, torno un’ultima volta sulla sfida finale.
Non mi stupisce il trionfo di Where the Streets Have No Name, mi sorprende invece il consenso soverchiante rispetto a Sunday bloody Sunday.
Non ho votato ma, se lo avessi fatto, avrei scelto quest’ultima.
Intendiamoci, a scanso di equivoci: siamo al cospetto di due indiscussi capolavori della discografia della band.
Where the Streets Have No Name è una cavalcata monumentale, icasticizzata, nelle esibizioni live, da uno scenario rutilante che farebbe palpitare il cuore persino al più disamorato dei fan.
Anche le liriche sono rimarchevoli, con Bono che prova ad abbattere alcuni muri interiori, eretti nel corso della sua crescita come uomo e artista, cercando il significato sorgivo della vita là dove le strade non hanno nome.
Potrebbe essere l’Etiopia, o l’Irlanda del Nord o, sussumendo, qualsiasi altro luogo in cui l’esistenza di un individuo scaturisce da una pugnace lotta per l’esistenza stessa.
Da un agone quotidiano, insomma.
Potrebbe, infine, trattarsi semplicemente di un luogo immaginifico, magari spirituale, intriso però di quegli indefettibili valori che Bono professa da sempre: una meta “elevata”, senza discriminazioni, senza barriere, senza odio, senza sperequazioni, senza l’incombente mannaia del pregiudizio. Un luogo in cui si approda dopo aver mondato le cose da ogni superfetazione, raggiungendo il nucleo. Un percorso lungo e tortuoso (“We're still building, then burning down love”), al quale l’uomo conformerà il proprio stato d’animo, come accade nell’antitesi iniziale: “I want to run, I want to hide”.
Lungi da me, dunque, discutere la grandezza di Where the Streets Have No Name.
Personalmente, tuttavia, la giudico un manifesto degli U2 già consacrati al rango di rockstar (benché, formalmente, ciò avverrà solo dopo la pubblicazione dell’album in cui è contenuta): la rabbia degli esordi e le avvampanti lingue di “fuoco indimenticabile” sono, ovviamente, presenti, ma a mio avviso risultano un po’ calmierate dalla maturità e dalla consapevolezza raggiunte dal gruppo.
Sunday bloody Sunday è il pezzo che insieme a Bad incarna l'essenza primigenia della band. In essa è proprio insufflato lo pneuma uduico, declinato all’ennesima potenza: ardore e furore scanditi da una rullata militaresca.
Attributi resi ancora più vividi in alcuni memorabili concerti.
Penso alla severa reprimenda immortalata in Rattle and Hum.
Oppure alla bandiera bianca, spesso issata sul palco e sventolata con fierezza.
O all’istanza di pace racchiusa nel “no more”: la migliore risposta possibile alla lunghissima scia di sangue impressa sull’asfalto dall’odio e dalla violenza fratricida.
O, per finire, penso al prologo di Belfast, nel dicembre 1982, quando Bono disse qualcosa tipo: “It’s called Sunday Bloody Sunday, it’s about us, Irish people. But if you don’t like it, we’ll never play it again.”
Ecco.
Se Where the Streets Have No Name dice tanto sulla grandezza degli U2, Sunday bloody Sunday dice tutto su chi sono gli U2.
Per me, naturalmente.
Inviato 13 January 2021 - 04:28 PM
Mi viene in mente il recente video appena uscito remastered di A celebration
A 18 anni è lecito tutto
e comunque stava decisamente meglio nel video di A celebration ![]()
Inviato 13 January 2021 - 05:27 PM
Lì era Super Sayan
Era più lui

Inviato 13 January 2021 - 07:01 PM
Messaggio modificato da vicovox il 13 January 2021 - 07:01 PM
Inviato 13 January 2021 - 08:12 PM
Ma quindi si fa il Gigi D'Alessio Awards - La più brutta canzone degli u2?
(e mille grazie Andrea e a chi si è sbattuto, è stato molto carino, divertente ed interessante tutto)
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