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The U2Place Grid - Just For Fun / Just For U2 Fan

#Top32 #GameForFan #LockdownTime #U2 #JustForFun #JustForFan

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2796 replies to this topic

#2761 the electric co.

the electric co.

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  • Citta':Tema: la mia città

Inviato 13 January 2021 - 11:46 AM

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A mani basse :D

 

 

Secondo me ce ne sono un paio peggiori

 

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#2762 Johnny Swallow

Johnny Swallow

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  • Citta':Cayenne (Guyane)

Inviato 13 January 2021 - 12:10 PM

Ultima volta che bono stava bene con i capelli lunghi: 1989
Ultima volta che bono stava bene con i capelli corti: 2002
Ultima volta che bono stava bene rapato: 2011

Ecco dal 2011 avrebbe dovuto tenere il taglio POP style. Tutto quello che è venuto dopo (parlo di capelli eh???) é imbarazzante :D
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#2763 Vertigo1987

Vertigo1987

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Inviato 13 January 2021 - 12:33 PM

Quindi proposta mia , eliminata? 😂😂 peccato

#2764 Illusion

Illusion

    Chart man

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Inviato 13 January 2021 - 12:37 PM

Prima che cali definitivamente il sipario, agganciandomi allo splendido post di Unforgettable, torno un’ultima volta sulla sfida finale.

Non mi stupisce il trionfo di Where the Streets Have No Name, mi sorprende invece il consenso soverchiante rispetto a Sunday bloody Sunday.

Non ho votato ma, se lo avessi fatto, avrei scelto quest’ultima.

Intendiamoci, a scanso di equivoci: siamo al cospetto di due indiscussi capolavori della discografia della band.

Where the Streets Have No Name è una cavalcata monumentale, icasticizzata, nelle esibizioni live, da uno scenario rutilante che farebbe palpitare il cuore persino al più disamorato dei fan.

Anche le liriche sono rimarchevoli, con Bono che prova ad abbattere alcuni muri interiori, eretti nel corso della sua crescita come uomo e artista, cercando il significato sorgivo della vita là dove le strade non hanno nome.

Potrebbe essere l’Etiopia, o l’Irlanda del Nord o, sussumendo, qualsiasi altro luogo in cui l’esistenza di un individuo scaturisce da una pugnace lotta per l’esistenza stessa.

Da un agone quotidiano, insomma.

Potrebbe, infine, trattarsi semplicemente di un luogo immaginifico, magari spirituale, intriso però di quegli indefettibili valori che Bono professa da sempre: una meta “elevata”, senza discriminazioni, senza barriere, senza odio, senza sperequazioni, senza l’incombente mannaia del pregiudizio. Un luogo in cui si approda dopo aver mondato le cose da ogni superfetazione, raggiungendo il nucleo. Un percorso lungo e tortuoso (“We're still building, then burning down love”), al quale l’uomo conformerà il proprio stato d’animo, come accade nell’antitesi iniziale: “I want to run, I want to hide”.

Lungi da me, dunque, discutere la grandezza di Where the Streets Have No Name.

Personalmente, tuttavia, la giudico un manifesto degli U2 già consacrati al rango di rockstar (benché, formalmente, ciò avverrà solo dopo la pubblicazione dell’album in cui è contenuta): la rabbia degli esordi e le avvampanti lingue di “fuoco indimenticabile” sono, ovviamente, presenti, ma a mio avviso risultano un po’ calmierate dalla maturità e dalla consapevolezza raggiunte dal gruppo.

Sunday bloody Sunday è il pezzo che insieme a Bad incarna l'essenza primigenia della band. In essa è proprio insufflato lo pneuma uduico, declinato all’ennesima potenza: ardore e furore scanditi da una rullata militaresca.

Attributi resi ancora più vividi in alcuni memorabili concerti.

Penso alla severa reprimenda immortalata in Rattle and Hum.

Oppure alla bandiera bianca, spesso issata sul palco e sventolata con fierezza.

O all’istanza di pace racchiusa nel “no more”: la migliore risposta possibile alla lunghissima scia di sangue impressa sull’asfalto dall’odio e dalla violenza fratricida.

O, per finire, penso al prologo di Belfast, nel dicembre 1982, quando Bono disse qualcosa tipo: “It’s called Sunday Bloody Sunday, it’s about us, Irish people. But if you don’t like it, we’ll never play it again.”

Ecco.

Se Where the Streets Have No Name dice tanto sulla grandezza degli U2, Sunday bloody Sunday dice tutto su chi sono gli U2.

Per me, naturalmente.


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#2765 claudia mcphista

claudia mcphista

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  • Citta':Dolomiti

Inviato 13 January 2021 - 01:09 PM

Ultima volta che bono stava bene con i capelli lunghi: 1989
Ultima volta che bono stava bene con i capelli corti: 2002
Ultima volta che bono stava bene rapato: 2011

Ecco dal 2011 avrebbe dovuto tenere il taglio POP style. Tutto quello che è venuto dopo (parlo di capelli eh???) é imbarazzante :D

Bianco/grigio, capello corto, occhio azzurro... Ciaone :D
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#2766 icanstayawhile

icanstayawhile

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Inviato 13 January 2021 - 01:17 PM

E' uno dei colori più brutti che abbia visto in vita mia, in generale, al di là del fatto che sia una tinta per capelli.
E' un colore che imbruttirebbe anche una staccionata. :rotfl:

A 18 anni li ebbi identici, dopo un incosciente autotrattamento con acqua ossigenata.
Forse solo un filino più stopposi :superlol:

#2767 Johnny Swallow

Johnny Swallow

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Inviato 13 January 2021 - 02:19 PM

A 18 anni li ebbi identici, dopo un incosciente autotrattamento con acqua ossigenata.
Forse solo un filino più stopposi :superlol:

 

a 18 anni appunto :D bono ne aveva 55 quando si conciava cosi...


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#2768 Fefe

Fefe

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Inviato 13 January 2021 - 03:16 PM

A 18 anni li ebbi identici, dopo un incosciente autotrattamento con acqua ossigenata.
Forse solo un filino più stopposi :superlol:

 

Mi viene in mente il recente video appena uscito remastered di A celebration :D

A 18 anni è lecito tutto :D



#2769 Unforgettablefire85

Unforgettablefire85

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Inviato 13 January 2021 - 03:18 PM

Anche le liriche sono rimarchevoli, con Bono che prova ad abbattere alcuni muri interiori, eretti nel corso della sua crescita come uomo e artista, cercando il significato sorgivo della vita là dove le strade non hanno nome.
Potrebbe essere l’Etiopia, o l’Irlanda del Nord o, sussumendo, qualsiasi altro luogo in cui l’esistenza di un individuo scaturisce da una pugnace lotta per l’esistenza stessa.
Da un agone quotidiano, insomma.
Potrebbe, infine, trattarsi semplicemente di un luogo immaginifico, magari spirituale, intriso però di quegli indefettibili valori che Bono professa da sempre: una meta “elevata”, senza discriminazioni, senza barriere, senza odio, senza sperequazioni, senza l’incombente mannaia del pregiudizio. Un luogo in cui si approda dopo aver mondato le cose da ogni superfetazione, raggiungendo il nucleo. Un percorso lungo e tortuoso (“We're still building, then burning down love”), al quale l’uomo conformerà il proprio stato d’animo, come accade nell’antitesi iniziale: “I want to run, I want to hide”.


Grazie infinitamente a Maestro Illusion che con queste righe, di rara intensità e bellezza, è riuscito ad esplicitare, come meglio non si poteva, il vero significato di Where the Streets Have No Name. Le note dell'organo dell'intro preludono ad un'ascensione, all'approdo ad una più elevata dimensione, alla quale si potrà accedere una volta abbatuti i muri, interiori ed esteriori, che soffocano il nostro io, e ci impediscono di realizzarci pienamente, sia come individui, sia come membri di una collettività. Building then bourning down love, costruendo e disfacendo (the hands that build can also pull down), finché, giunti a ciò che è essenziale, a ciò che è realmente autentico saremo veramente liberi non solo come singoli ma come umanità tutta.

Mi piacerebbe che i casual fan che saltano ai concerti sulle note di Streets, come fosse, che so, Gli spari sopra, potessero leggere queste considerazioni.

Ringrazio anch'io Andreavox per il grande impegno profuso!! Queste feste ci hanno privato delle tombole e delle "cartate" tra amici, ma ci hanno fatto divertire con la Grid!! Grazie davvero!
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#2770 Andreavox

Andreavox

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Inviato 13 January 2021 - 03:23 PM

Se Where the Streets Have No Name dice tanto sulla grandezza degli U2, Sunday bloody Sunday dice tutto su chi sono gli U2.
Per me, naturalmente.

Molto bella questa tua chiusura.
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#2771 Vertigo1987

Vertigo1987

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Inviato 13 January 2021 - 03:59 PM

Prima che cali definitivamente il sipario, agganciandomi allo splendido post di Unforgettable, torno un’ultima volta sulla sfida finale.
Non mi stupisce il trionfo di Where the Streets Have No Name, mi sorprende invece il consenso soverchiante rispetto a Sunday bloody Sunday.
Non ho votato ma, se lo avessi fatto, avrei scelto quest’ultima.
Intendiamoci, a scanso di equivoci: siamo al cospetto di due indiscussi capolavori della discografia della band.
Where the Streets Have No Name è una cavalcata monumentale, icasticizzata, nelle esibizioni live, da uno scenario rutilante che farebbe palpitare il cuore persino al più disamorato dei fan.
Anche le liriche sono rimarchevoli, con Bono che prova ad abbattere alcuni muri interiori, eretti nel corso della sua crescita come uomo e artista, cercando il significato sorgivo della vita là dove le strade non hanno nome.
Potrebbe essere l’Etiopia, o l’Irlanda del Nord o, sussumendo, qualsiasi altro luogo in cui l’esistenza di un individuo scaturisce da una pugnace lotta per l’esistenza stessa.
Da un agone quotidiano, insomma.
Potrebbe, infine, trattarsi semplicemente di un luogo immaginifico, magari spirituale, intriso però di quegli indefettibili valori che Bono professa da sempre: una meta “elevata”, senza discriminazioni, senza barriere, senza odio, senza sperequazioni, senza l’incombente mannaia del pregiudizio. Un luogo in cui si approda dopo aver mondato le cose da ogni superfetazione, raggiungendo il nucleo. Un percorso lungo e tortuoso (“We're still building, then burning down love”), al quale l’uomo conformerà il proprio stato d’animo, come accade nell’antitesi iniziale: “I want to run, I want to hide”.
Lungi da me, dunque, discutere la grandezza di Where the Streets Have No Name.
Personalmente, tuttavia, la giudico un manifesto degli U2 già consacrati al rango di rockstar (benché, formalmente, ciò avverrà solo dopo la pubblicazione dell’album in cui è contenuta): la rabbia degli esordi e le avvampanti lingue di “fuoco indimenticabile” sono, ovviamente, presenti, ma a mio avviso risultano un po’ calmierate dalla maturità e dalla consapevolezza raggiunte dal gruppo.
Sunday bloody Sunday è il pezzo che insieme a Bad incarna l'essenza primigenia della band. In essa è proprio insufflato lo pneuma uduico, declinato all’ennesima potenza: ardore e furore scanditi da una rullata militaresca.
Attributi resi ancora più vividi in alcuni memorabili concerti.
Penso alla severa reprimenda immortalata in Rattle and Hum.
Oppure alla bandiera bianca, spesso issata sul palco e sventolata con fierezza.
O all’istanza di pace racchiusa nel “no more”: la migliore risposta possibile alla lunghissima scia di sangue impressa sull’asfalto dall’odio e dalla violenza fratricida.
O, per finire, penso al prologo di Belfast, nel dicembre 1982, quando Bono disse qualcosa tipo: “It’s called Sunday Bloody Sunday, it’s about us, Irish people. But if you don’t like it, we’ll never play it again.”
Ecco.
Se Where the Streets Have No Name dice tanto sulla grandezza degli U2, Sunday bloody Sunday dice tutto su chi sono gli U2.
Per me, naturalmente.


Immenso
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#2772 Johnny Swallow

Johnny Swallow

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Inviato 13 January 2021 - 04:28 PM

Mi viene in mente il recente video appena uscito remastered di A celebration :D

A 18 anni è lecito tutto :D

 

e comunque stava decisamente meglio nel video di A celebration :D


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#2773 René Ferretti

René Ferretti

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Inviato 13 January 2021 - 05:27 PM

Lì era Super Sayan 

 

Era più lui

 

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#2774 vicovox

vicovox

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Inviato 13 January 2021 - 07:01 PM

Ma quindi si fa il Gigi D'Alessio Awards - La più brutta canzone degli u2?

(e mille grazie Andrea e a chi si è sbattuto, è stato molto carino, divertente ed interessante tutto)

Messaggio modificato da vicovox il 13 January 2021 - 07:01 PM


#2775 Vertigo1987

Vertigo1987

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Inviato 13 January 2021 - 08:12 PM

Ma quindi si fa il Gigi D'Alessio Awards - La più brutta canzone degli u2?

(e mille grazie Andrea e a chi si è sbattuto, è stato molto carino, divertente ed interessante tutto)


Io non partecipo
Dai iniziamo quella 2000/2020




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