Inviato 25 February 2026 - 11:54 AM
Non scrivo spesso sul forum, ma seguo sempre le discussioni.
Mi sono preso un po’ di tempo prima di esprimere un giudizio sul nuovo EP perché, dal punto di vista musicale e dei gusti personali, le impressioni del primo ascolto sono state sostanzialmente confermate.
Innanzitutto è stata una graditissima sorpresa scoprire, totalmente per caso, di poter ascoltare musica nuova degli U2: non una sola canzone, ma un EP intero, praticamente all’improvviso. E non vi nascondo che un po’ di batticuore l’ho avuto. Più di quanto avrei potuto immaginare.
American Obituary - Nonostante la tematica trattata, mi ha ricordato molto le B-side del periodo Bomb e, devo dirlo, l’ho trovata inizialmente piuttosto inconsistente. Con gli ascolti l’ho in parte rivalutata, soprattutto nella sezione ritmica: mi piace molto il drumming di Larry (finalmente) e la presenza elegante del basso di Adam.
Trovo invece Edge sempre meno ispirato, soprattutto in questi pezzi pseudo-punk che, a mio avviso, non gli si addicono. Così come non si addice a Bono il cantato delle strofe: non è il suo terreno e si sente.
L’andamento un po’ caotico del brano, che all’inizio mi infastidiva, a un secondo ascolto mi ha fatto riflettere di più sulla tematica e su quel senso di confusione provato leggendo le notizie su Minneapolis.
Se dovessi dare un voto direi 5,5: hanno fatto di peggio, ma anche decisamente di meglio.
The Tears of Things - Per me è stata una sorpresa già al primo ascolto. È vero che la strofa ricorda molto Two Shots of Happy, ma nella costruzione melodica, nel crescendo, nel breve assolo, nella parte un po’ “bowiana”, nell’interpretazione e nel testo di Bono ho avuto subito la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di prezioso.
E gli ascolti successivi non hanno fatto che confermarlo. In una chat con amici, fan di lunga data come me, ho scritto subito che per me è una delle cose migliori — forse la migliore — fatte negli ultimi vent’anni.
È una canzone matura, e in fondo è questo che chiedo a una band di sessantacinquenni. Mi ha reso felice. Non sarà un capolavoro, ma la trovo davvero bella.
Voto: 7+
Song of the Future - Sarò breve: mi ricorda troppo il periodo SOI e, considerando che sono passati più di dieci anni, non è un bene. Il ritornello è abbastanza catchy, orecchiabile e innocuo. Forse il tema trattato avrebbe meritato qualcosa di più.
Voto: 5,5
La poesia è una poesia… e su quella non mi sento di esprimere un giudizio.
One Life at a Time - Vi dico la verità: ascoltando il primo minuto mi sono venuti i brividi, cosa che non mi succedeva da tempo con una canzone degli U2. Se fosse rimasta su quella linea — con quel basso così new wave, quei cori (questi sì che sono cori, non quelli di American Obituary e Yours Eternally, che trovo davvero fastidiosi) e quell’interpretazione malinconica — avrei gridato al miracolo.
Poi però il brano cambia direzione e, a mio avviso, perde qualcosa, per poi riprendersi nell’intermezzo strumentale, davvero molto bello, tra batteria filtrata e una chitarra di Edge che torna finalmente a suonare come la chitarra di Edge.
Poteva essere un capolavoro: ottime idee che avrebbero potuto essere sviluppate meglio. Resta comunque, nel complesso, una delle cose più interessanti degli ultimi anni (ricordo a me stesso che stiamo parlando della stessa band che ha pubblicato di recente una ciofeca come Your Song Saved My Life). Voto: 6,5
Yours Eternally - Rappresenta tutto quello che non vorrei ascoltare dagli U2: mielosa, retorica, con coretti agghiaccianti, "impreziosita" peraltro dalla presenza di Ed Sheeran. Davvero non capisco perché continuino a proporre questo tipo di brani (e, a quanto pare, credendoci anche).
Sembra un reimpasto del peggio di SOE (Get Out of Your Own Way, Love Is Bigger) con la canzone fatta con Garrix.
Voto: 4
Conclusione
Voglio comunque vedere il bicchiere mezzo pieno. È vero che alcune cose ricordano troppo le ultime produzioni, ma ci sono almeno due canzoni che mi hanno provocato più di un sussulto e persino una punta di orgoglio — cosa che non do affatto per scontata per una band con cinquant’anni di carriera alle spalle.
Spero che il prossimo disco segua la strada di ciò che di buono si sente in questo EP e che si lasci definitivamente alle spalle il resto. Devo ammettere che alcune dichiarazioni di Bono sul nuovo album mi hanno fatto un po’ tremare, ma continuo a sperarci.
La cosa che, a mio avviso, rende nel complesso positivo il giudizio su questo lavoro — oltre alle tematiche affrontate — è la sensazione di trovarsi davanti a un disco suonato e sentito dalla band, al di là della qualità dei singoli brani. È un lavoro che, in qualche modo, ha un’anima. E questa è una cosa che si percepisce — e che, per troppo tempo, non si era più percepita.
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