Comunque ieri ho riascoltato quest’album per l ennesima volta, ma niente il mio pensiero continua a restare quello, un grande album pop/rock con grandi pezzi e pezzi non l altezza del nome! Poi ho pensato il cambiamento, ennesimo, che hanno avuto, passare da un album come POP alla valigia, è stata un ennesima rivoluzione interna! Certo, da li’ in poi, come abbiamo detto tante volte, tutto è rimasto “come la valigia” , eccetto qualcosa di No Line, pero’ perche’ questo? Davvero devo pensare che gli U2 pensino ancora alle vendite, all’inutilita’ di essere ascoltati su Spotify, o su piattaforme? Non capisco… sono gli U2! Io non chiedo un JT o un AB, ma una piena liberta’ su una loro idea! Prendo un esempio, i Pearl Jam, non fanno da tempo piu’ un Ten o un Vitalogy ok, ma Dark Matter , l’ultimo album , oktre che essere meraviglioso, ha un idea, niente ti porta a pensare alle vendite, a Spotify ecc, no! Per carita’ puo’ non piacere, ma non pensi a quello, o al pop! Capite cosa intendo? Gigaton, il precedente, stessa cosa, ancora piu’ “diverso”… capite cosa intendo?
Come un po’ tutti noi, anch’io auspico un album alieno da seducenti logiche commerciali. Un disco, cioè, in cui la band si affranchi dal draconiano diktat delle classifiche e della rilevanza “purchessìa”, lasciando fluire l’ispirazione, disarginando idee e moto creativo. Un lavoro, insomma, che rifletta fedelmente l’intima essenza musicale degli U2.
Ma non è così semplice.
I nostri, da The Joshua Tree in poi, hanno diuturnamente dominato il mercato. Persino negli episodi più controversi e avari di consensi (vedi Pop e No Line on the Horizon). Un album degli U2 che passasse in sordina sul fronte deille classifiche, susciterebbe un notevole clamore, insomma. Ed è inverosimile che la poderosa macchina commerciale che orbita intorno al gruppo, possa avallare un’operazione del genere.
Il paragone con i Pearl Jam, ad esempio, non è calzante. Il successo della band di Seattle è perimetrabile entro la prima metà degli anni ’90 (Ten, Vs., Vitalogy). Dopo di che, sempre e solo per ciò che attiene al lato eminentemente statistico, il gruppo di Eddie Vedder ha definitivamente abdicato allo scranno della rilevanza “commerciale”.
Considera che, complessivamente e senza computare le plurime pubblicazione “live”, i Pearl Jam hanno venduto poco più di 61 milioni tra album e raccolte (vendite fisiche), circa 1/3 del totale degli U2. A fruttare quei 61 milioni, hanno contribuito per il 70% i primi tre dischi.
Si tratta, quindi, di due contesti radicalmente differenti.