Album discreto, purtroppo non portato realmente a compimento.
Ma anche senza il trio horroris sarebbe stato un disco minore, anche se piacevole; alla fine, comunque, nonostante qualche sprazzo di novità, sono sempre gli U2 a cui siamo abituati (e quindi dopo un po' viene a noia). Di sicuro quello con le idee di partenza più interessanti di quelli post 2000 e quello con le vette migliori, quando funziona.
Ad ogni modo, ha anche lui lo stesso difetto dei dischi post 2000; pecca di una certa ruffianeria, ma questa è una sensazione personale, mi paiono sempre e comunque degli U2 "costruiti", che ricercano l'epos di un tempo ma in maniera troppo urlata/cercata. Quelle rare volte in cui si lanciano in un maggiore atteggiamento understatement secondo me funzionano meglio. Questo è forse quello che stanca velocemente dei recenti cd degli U2; questa ricerca dell'epico come se fossero ancora nel 1987. Impossibile fargliene una colpa: sulle "grande sensazioni" hanno costruito una gran parte dei loro successi, perlomeno quelli più noti, ma oramai la sensazione è sempre, pure negli episodi più pregievoli (e Mos e Caller sono delle splendide canzoni) di essere di fronte a qualcosa di posticcio (pur con tutte le buone intenzioni).
In generale mi pare che tra i tanti problemi segnalati degli U2 di questo ventennio è che gli U2 si siano sempre ricordati di una parte della loro musica: quella dei "salvatori della patria" (virgolette volute) e della loro seriosità. Ma di quella più sferzante e ironica è rimasto ben poco (e quando ricapita che la imbracciano i risultati sono...posso dire terribili?): forse, visti i risultati è un bene che non la riprendano l'ironia, però se fossero in grado di esprimerla ancora in musica in maniera meno traumatica rispetto alle varie Vertigo/Vulcano ecc sarebbe meglio.
In questo credo che abbia influito pesantemente la visione del mondo e della musica di Bono, sicuramente sincero - quindi non posso fargliene colpa - e convinto della musica come mezzo per migliorare il mondo (in particolare la SUA musica) però oramai troppo ostentato in questo: anche John Coltrane scrisse A Love Supreme preso da una febbre "divina" ma,il suo era un messaggio più personale, vero e sincero perchè trascriveva in musica la sua liberazione dalla droga grazie alla fede, con un messaggio meno "imposto" e a tutto tondo di quello boninano (non che Bono mi impogna niente eh santocielo, ma la sensazione che lascia è questa). Questo, unito alla volontà musicale di ritorvare l'epos ottantiano della band, ha contribuito a rendere il loro sound troppo "pesante" e serioso...
(Il problema è che come detto, quando tentano di recuperare la loro vena ironica i risultati sono...vabbè, quindi meglio non farlo se non riescono più ad essere sferzanti, ma gli farebbe cosi bene..)
In No line si nota questo: ci sono anche delle belle idee, ma tra i giri armonici abbastanza similari agli U2 canonici ottantiani (a parte certe voglie di sperimentazione ben gradite), un epos sempre ostentato, con troppi barocchismi che rendono pesante e forse, poco sincero il disco.
L'altro suo problema probabilmente è di essere costruito in maniera disomogena, mi spiego: credo che il minutaggio totale sia assolutamente negli standard u2ici (quindi niente di strano) il problema è, quando lo ascoltavo, questa sensazione: dopo Caller ero esausto...e li arrivava la tripletta amazza tutti e il disco tramontava. Credo che un disco più concentrato, da 8 brani avrebbe aiutato, anche forse con una tracklist differente, senza mettere Mos e Caller vicine (sicuramente due dei pezzi migliori, ma ripeto, dopo la fine della quarta traccia ero esausto).
Ad ogni modo, Fez, Caller e Mos e Cedrata sul Libano sono dei grandi pezzi, ad avercene più spesso...
Messaggio modificato da Edw il 03 September 2017 - 10:52 AM